Nicola Purgato Psicoanalista, Psicoterapeuta, Padova
Nella serie Tv “Scarpetta”, disponibile su Prime Video da marzo 2026, Nicole Kidman interpreta Kay Scarpetta, brillante medico legale che utilizza la tecnologia forense avanzata per risolvere casi polizieschi complessi. Tra gli altri, incontriamo anche Lucy Farinelli-Watson, figlia della sorella Dorothy, genio informatico, che dopo la scomparsa della moglie Janet per un aneurisma ha lasciato l’FBI. Lucy, abile informatica, ha creato con l’IA un modello identico della scomparsa Janet con cui dialoga e si confronta quotidianamente tramite lo schermo del PC. La madre, Dorothy, cerca – inutilmente – la collaborazione del marito, ex detective, e della sorella per cercare di estirpare questa modalità relazionale che a suo parere non permette a Lucy di elaborare il lutto e la fa rimanere in una bolla di immutabilità. Ma nel momento in cui per caso Doroty, scrittrice di libri per bambini, entra nel cottage della figlia per lasciarle un messaggio, si imbatte essa stessa nella Janet virtuale che le fa i complimenti per i suoi libri, le mostra di averli letti tutti, le indica anche i punti in cui i romanzi si rifanno alla sua vita privata. Doroty ne rimane sedotta, tanto che anche lei inizierà ad intrufolarsi il più frequentemente possibile nel cottage della figlia per dialogare e sorridere di gusto con l’affascinate e intelligente Janet.
Siamo un passo avanti, ma sulla stessa linea del film Il film Her del 2013 (conosciuto in Italia come Lei) diretto da Spike Jonze, che esplora i temi del romanticismo e dell’intelligenza artificiale raccontando la storia di Theodore, un uomo solitario che si innamora di Samantha, un’avanzata IA, una sorta di Alexa basata su un sistema operativo fittizio chiamato OS1.
Entrambe le produzioni ci mostrano il potere affascinante e seduttivo della sempre gentile intelligenza artificiale e, per estensione, di tutto il mondo dei social e delle diverse applicazioni disponibili. Non è infatti infrequente, ad esempio, sentire dai pazienti che su alcune questioni urgenti o di dubbia risoluzione, prima dell’analista, hanno già interrogato l’IA. Ma sempre più nella dimensione dei social, per nulla spontanea in quanto regolata dall’Altro dell’algoritmo, giovani e meno giovani si ritrovano in gruppi di interessi (manga, cultura coreana, informatica, cosplay, reselling...) che spesso comportano credenze alquanto bizzarre a cui gli individui aderiscono senza porsi molte questioni e, talvolta, mettendo in discussione la stessa realtà.
Altre volte i social sono, invece l’occasione per “farsi un nome”[1] tramite la condivisione di produzioni artistiche musicali, letterarie o tecniche che permettono ai soggetti di entrare in un legame sociale, altrimenti difficilmente percorribile se non impossibile.
È per questo che, al netto della dipendenza che creano (psicologica e dopaminergica) restano uno strumento catalizzatore delle questioni del soggetto, uno strumento che la psicoanalisi non può ignorare o demonizzare, ma conoscere e saper trattare. Di questo parleremo durante il nostro incontro: come uno psicoanalista o uno psicoterapeuta può aiutare il paziente a “saperci fare con il sintomo”[2], anche quando è social.
Catania, 22 Maggio 2026
[1] J. Lacan, Il Seminario. Libro XXIII, Il sinthomo (1975-1976), Astrolabio, Roma 2006.
[2] J. Lacan, Le séminaire. Livre XXIV. L’insu que sait de l’une-bévue s’aile a mourre, (1976-1977), in Ornicar?, 12/13, décembre 1977, p.7.