Nicola Purgato Psicoanalista, Psicoterapeuta, Padova
“Lo psicoanalista è amico della crisi. Entrare in analisi costituisce sempre per il soggetto un momento critico, che risponde a una crisi o ne rivela una” (Jacques-Allain Miller).
Siamo in crisi quando gli ideali, le credenze, le abitudini, le routine si rivelano improvvisamente incapaci di far fronte ad un disagio profondo impossibile da addomesticare. Angoscia, ansia, impotenza, senso di nullità… Siamo di fronte alla rottura di ciò che sembrava tenere fino a quel momento e che non si lascia riassorbire da quanto sembrava funzionare.
Se la crisi enfatizza e sembra fermare tutto in un eterno presente senza via di scampo, essa è anche un appello al nuovo, al cambiamento. Può quindi diventare un movimento propizio alla domanda di analisi e all’entrata nella cura. La psicoterapia ad orientamento psicoanalitico infatti ne è un trattamento d’elezione, in quanto mira a cogliere ciò che c’è in gioco nella soggettività di ciascuno in un momento di grande vacillamento ma allo stesso tempo di verità.
Per questo la crisi non può essere pensata senza il tempo e non può essere trattata senza il tempo.
Italo Calvino ne parla in “Ti con zero”. Nel capitolo IX descrive l’angoscia del cacciatore che sta per scoccare la sua freccia su un leone che si precipita su di lui. L’arco è appena disteso, la freccia è già partita. E’ ad un terzo della sua traiettoria. Il leone ha già saltato, la grande gola è aperta. Si è in una situazione di totale incertezza. Il leone sarà colpito dalla freccia e cadrà al suolo, morto, pronto ad essere divorato dalle carogne? O, al contrario, la freccia mancherà il suo bersaglio e il leone affonderà i suoi artigli sul collo del cacciatore e ne staccherà la testa? Calvino descrive bene il tempo zero come attesa, incertezza assoluta, tensione dell’istante, di un istante sospeso, tra il passato e il futuro, dove tutto può rovesciarsi, in un senso o nell’altro.
La crisi, quindi, stabilisce una tensione tra differenti registri temporali. Vi troviamo ciò che ha avuto luogo, ciò che avrebbe potuto avvenire prima e ciò che non potrà più aver luogo, dopo ciò che ha avuto luogo. Delimita un momento cruciale, che suppone un rapporto tra quanto è accaduto, ciò che era e ciò che ne risulterà (F. Ansermet).
Si tratta di un momento sospeso che implica un’attesa, con una tensione che può essere insopportabile, un istante d’incertezza Non ci si può sottrarre. Non ci si può fermare a questo tempo zero. E’ un momento decisivo. Tra ciò che era e ciò che sarà, tra anticipazione e conseguenze, vi è il passaggio per un tempo zero, dove ciò che era non è più, dove ciò che sarà non è ancora. Il tempo zero è una discontinuità.
Il trattamento della crisi consiste dunque nell’esplorare le potenzialità di questo tempo zero che fa uscire dalla ripetizione del passato o dalla determinazione prevedibile del futuro. Ma per fare ciò occorre che il momento di crisi venga colto come un tempo che richiede una nuova risposta da parte del soggetto, la decisione di affrontare la crisi, di intendere ciò che essa significa per ciascuno in quel particolare momento.