Nicola Purgato Psicoanalista, Psicoterapeuta, Padova

Pandemia e salute mentale

Il sintomo da sempre è il portatore di un messaggio inconscio, come il sogno. Il sintomo quindi vuol dirci qualcosa e interpella il soggetto tramite lasofferenza che lo accompagna. Lacan sostiene che quello che chiamiamo sintomo rappresenti le tracce enigmatiche lasciate nel corpo dagli “elementi del reale” che si introducono nella vita di un soggetto e nella sua relazione con l’Altro con un imprescindibile resto di non senso, di indicibile. E il fuori senso lo si incontra come trauma ma anche come parola non detta o detta troppo, come desiderio non manifestato o come attaccamento eccessivo.

Lacan dona al sintomo uno statuto logico in quanto risposta del soggetto all’impossibile a dirsi e gli psicoanalisti sostengono ciascun paziente nel cercarvi il senso nascosto e, soprattutto, nel cercare di inventare risposte singolari capaci di affrontarlo e risolverlo. Ma che ne è del sintomo nell’epoca della pandemia? Ebbene, nella società del doping, ossia dell’iper-prestazione, della costante iner-connessione, dell’iper-attenzione e dell’iper-attività” (di cui il bournout è la manifestazione patologica) e in cui l’estraneo, l’altro, il nemico sembravano essere definitivamente scomparsi dalla nostra vita quotidiana, il virus, come nemico sconosciuto, incomprensibile, inatteso ha fatto la sua comparsa devastante. Non eravamo più pronti a difenderci da attacchi esterni, perché l’autoreferenzialità era la cifra in cui eravamo cresciuti, dove l’Io si credeva davvero padrone in casa sua, sfruttatore e sfruttato, carnefice e al contempo vittima. L’apparizione di questo indicibile e incomprensibile virus ha spiazzato la vita di ciascuno di noi e ci riporta alla concezione iniziale del sintomo.

È per questo che i sintomi si sono aggravati e lì dove un malessere o un disagio erano già presente si sono enfatizzati non solo a causa dell’isolamento soggettivo legato ai vari lockdown edistanziamenti sociali, ma proprio perché non eravamo più preparati a far fronte a qualcosa che anche la scienza ha dovuto rincorrere. Con la pandemia è crollato il debole sistema cui ciascuno si aggrappava nell’illusoria autosufficienza. Certo, chi per sensibilità o storia personale, era già in stato di allarme per un disturbo significativo non è potuto che crollare per la difficoltà a far ricorso all’altro, ma anche molti bambini, adolescenti, adulti che potevano credersi invincibili, toccati da questo trauma inteso hanno manifestato sintomi e disturbi, probabilmente solo latenti. Per non parlare della convivenza forzata che ha pesato in termini alquanto significativi sulla relazioni di coppia, sul rapporto genitori-figli e sulla coabitazione forzata tra smart-working e vita famigliare, con l’impossibilità di ricorrere a nonni o luoghi di socializzazione come asili, scuole o lavoro.

Svariati sono gli studi che hanno considerato gli effetti del Covid-19 sulla sfera psichica. Secondo i risultati di uno di questi realizzato in due diversi momenti dal Dipartimento di Scienze Biomediche di Humanitas University, coloro che avevano dichiarato di non mai avere avuto nella vita una diagnosi di disturbo psichiatrico, l’8% dei partecipanti nella prima fase e un ulteriore 8% dei partecipanti nella seconda fase ha riportato una sintomatologia depressiva clinicamente significativa. Sintomi ansiosi sono stati trovati in circa l’11% dei partecipanti sia nella prima sia nella seconda fase, mentresintomi clinicamente significativi di disturbo post-traumatico da stress sono emersi nel 2% dei partecipanti nella prima fase e nel 3.4% nella seconda. Infine, il 6.2% dei partecipanti nella prima fase e il 3.8% nella seconda ha riportato sintomi significativi di tipo ossessivo-compulsivo disturbanti e interferenti con la qualità di vita. Tali dati suggeriscono che un numero considerevole di italiani ha sviluppato sintomi psichiatrici di interesse clinico durante la pandemia. Lo studio ha, inoltre, evidenziato che circa il 20% ha iniziato ad utilizzare ansiolitici e il 16% ha iniziato l’uso di antidepressivi, mentre chi invece già faceva uso di questi farmaci ha dovuto ricorrere a un incremento di dosaggio (19%). Tutto ci porta a credere che se dalla pandemia uscire quanto prima, gli effetti che essa ha avuto sul benessere psicologico avranno un lungo strascico, ma saranno anche l’occasione perché ciascuno ritorni su se stesso e si interroghi sul proprio stile di vite e sulle risposte che ha dato alle difficoltà cui si è imbattuto nel corso della vita, non ultimo il Covid.