Nicola Purgato Psicoanalista, Psicoterapeuta, Padova

Editoriale

Padova, 26 settembre 2025

“La verità, vi prego, sull’amore”[1], titolo di una raccolta di poesie di Wystan Hugh Auden (1907 –1973), suona come una supplica nel suo ripetersi più volte lungo lo snodarsi dei versi, alla ricerca di una parola definitiva. Sulla scia di Jacques Lacan potremmo parafrasarlo “La varità[2], vi prego, sull’amore”, senza tradire il senso della poesia di Auden, che passa in rassegna diverse e opposte metafore dell’amore, e aprendo il discorso psicoanalitico sull’amore, tutt’altro che monolitico come spesso ci si immagina la verità.

            Già per Sigmund Freud esistevano diversi tipi di amore, narcisistico e anaclitico, edipico e quello che mira a ritrovare l’interezza e la quiete iniziale, quello delle prime nozze e quello delle seconde ecc. L’amore, inoltre, si manifesta all’interno di precise condizioni, alcune delle quali da lui ben identificate, altre lasciate alla singolarità del caso e delle circostanze; vive di degradazione e idealizzazione, ma rimane ancorato alle soddisfazioni precoci della sessualità infantile. Esiste infatti un’iscrizione inconscia indelebile che non cesserà mai di esercitare i suoi effetti nella vita amorosa: la Vorbild[3], che potremmo tradurre come “matrice immaginaria”[4].

            Sarebbe un errore cercare una teoria dell’amore in Lacan, anche se il tema attraversa diversi Seminari.

L’amore vi si manifesta in modo non regolare, con alcuni momenti salienti, che presuppongono altri in cui, a volte in modo sorprendente, non se ne parla affatto come in Il desiderio e la sua interpretazione (1958-1959). I momenti in cui l’amore occupa il centro della scena saltano agli occhi anche del lettore più frettoloso: la presentazione dell’amore cortese in L’etica della psicoanalisi (1959-1960), la lettura del Simposio di Platone ne Il transfert (1960-1961), con un’appendice nel Seminario I quattro concetti fondamentali della psicoanalisi (1964), tra i quali il transfert; seguito da un terzo momento situato a cavallo tra i seminari … o peggio (1971-1972) e Ancora (1972-1973) e, infine, un quarto in cui l’amore, grazie a un gioco di parole, compare per la prima volta nel titolo di un seminario: L’insu que sait de l’une bévue s’aile a mourre (1976-1977). Quattro momenti apparentemente distinti ma non separati, dato che il filo rosso dell’amore attraversa dall’inizio alla fine il suo insegnamento. Lacan ha effettivamente parlato di amore fin da subito, nel Seminario I, ben prima della sua riflessione sull’amore cortese e con un preciso riferimento a Freud:

 

“Nelle Osservazioni sull’amore di transfert, Freud non esita a chiamare il transfert con il nome di amore. Freud elude così poco il fenomeno amoroso, passionale, nel suo senso più concreto, da arrivare a dire che tra il transfert e quello che nella vita chiamiamo amore non vi è alcuna distinzione veramente essenziale. La struttura di quel fenomeno artificiale che è il transfert e la struttura del fenomeno spontaneo che chiamiamo amore, e precisamente l’amore-passione, sono sul piano psichico equivalenti”[5].

 

Lacan è sempre stato critico verso le teorizzazioni dell’amore e sull’amore, basti pensare alle parole che riserva a grandi classici sul tema come Pierre Rousselot, Denis de Rougemont e Anders Nygren. Preferisce che a ispirarlo e a fornirgli riferimenti sull’amore siano i miti dell’antichità, gli scritti poetici e la letteratura.

 

“Da quando avevo vent’anni in poi non ho fatto altro che esplorare i filosofi sul soggetto dell’amore. Naturalmente non ho subito centrato la mia esplorazione sulla faccenda dell’amore, ci sono arrivato dopo un certo tempo, appunto con l’abate Rousselot di cui vi ho parlato e con tutta la disputa sull’amore fisico e sull’amore estatico, per riprendere i suoi termini. […] Alcuni fra i presenti devono pur riconoscere l’orgia letteraria prodottasi a questo proposito: Denis de Rougemont con L’amore e l’occidente – lo vedete, le cose si mettono male! – e poi un altro, non più stupido di altri, di nome Nygren, un protestante, con Eros e agape[6].

 

Inoltre fin dal primo Seminario, proprio citando Freud, Lacan aveva iniziato a prenderne in qualche modo sottilmente le distanze.

 

 

“Anche la questione dell’amore di transfert è stata da sempre legata troppo strettamente all’elaborazione analitica della nozione di amore. Non si tratta dell’amore in quanto Eros – presenza universale di un potere di legame tra i soggetti, soggiacente a tutta la realtà in cui si muove l’analisi –, ma dell’amore-passione, quale è concretamente vissuto dal soggetto come una specie di catastrofe psicologica”[7].

 

Con l’amore-passione si apre un campo che porterà Lacan ad attraversare tutta una serie di amori: l’amore naïf, l’amore ingenuo, l’amore come sentimento comico, l’amore morto, l’amore folle, l’amore mistico, l’amore in quanto dono, l’amore per il sapere, l’hainamoration, solo per citarne alcuni.

Si arriva così all’amore in quanto muro, l’amuro[8], non fusione, non passione per l’unificazione, per l’elisione della distanza, per l’uno ma, appunto, parete, muraglia, muro. Nell’amore come amuro c’è quindi un elemento di separazione, di non-identità, di non-integrazione dell’Altro. Ma se l’amore è muro, allo stesso tempo “cos’è l’amore, se non rompere il muro dove ci si può solo fare un bernoccolo sulla fronte, dato che non c’è rapporto sessuale?”[9]. Sta in questa polarità la tenacia dell’amore, la sua complessità, le vicende alquanto strane e talvolta bizzarre che esso provoca negli esseri umani, il farsi male reciprocamente fino ai delitti passionali.

È in questo campo delineato dall’amore e dai suoi molteplici destini che la Scuola Lacaniana di Psicoanalisi si è mossa quest’anno, facendosi interrogare dalla clinica dei rapporti amorosi, dall’annodarsi di amore e odio, dalle rotture e da ciò che rimane di esse a partire dalla Giornata clinica di Palermo fino al Convegno di Rimini e attraverso una miriade di puntualizzazioni, che si sono accese nelle varie segreterie locali messe al lavoro da ciò.

 

“Non è forse dal confronto con questa impasse, con questa impossibilità nella quale si definisce un reale, che viene messo alla prova l’amore? […] il cosiddetto rapporto sessuale […] cessa di non scriversi. Cessare di non scriversi non è una formula proposta a casaccio. L’ho riferita alla contingenza”[10].

 

L’amore rende possibile qualcosa, qualcosa che non cessava di non scriversi si scrive in un incontro eminentemente contingente con l’altro. È questa la promessa dell’amore, quella di introdurre, come afferma Lacan un “momento di sospensione” nell’impossibilità del rapporto sessuale, che sposta la negazione dal cessa di non scriversi al non cessa di scriversi, dalla contingenza alla necessità.

 

“Lo spostamento della negazione dal cessa di non scriversi al non cessa di scriversi, dalla contingenza alla necessità, costituisce il punto di sospensione a cui si attacca ogni amore. Ogni amore non sussistendo che per il cessa di non scriversi, tende a far passare la negazione al non cessa di scriversi, non cessa, non cesserà. È questo il sostituto che […] determina il destino e anche il dramma dell’amore”[11].

 

La dimensione in cui l’amore è reale è la dimensione dell’incontro contingente sullo sfondo dell’impossibile ed è una dimensione allo stesso tempo drammatica e comica. Per questo occorre, di volta in volta, un’invenzione: per Lacan “fare l’amore è poesia”[12] poiché “il poeta può scrivere senza sapere quello che dice”[13], anzi “è preferibile che non sappia ciò che fa”[14], perché è annodando significanti diversi che crea ciò che prima non esisteva, tenendo assieme la dimensione della necessità e della contingenza.

Il presente numero di Appunti porta alla conoscenza di tutti il grande e piccolo lavoro fatto su questi temi nelle Segreterie locali, nel Convegno nazionale e con uno sguardo al XXIII Congresso della New Lacanian School interrogando artisti, storie e vicende famose, testi fondanti. Tanti hanno provato a scrivere qualcosa, spesso con linguaggio poetico, altri con flash che isolano un punto o un aspetto della questiona sapendo di non potere dire tutto.

Dal Convegno della SLP di Rimini, dedicato alla Clinica delle rotture amorose, pubblichiamo i testi di Guy Briole, Raffaele Calabria, Xavier Giner Ponce, Anaëlle Lebovits-Quenehen.

La rubrica Tre domande a… interpella la poeta e scrittrice Maria Grazia Calandrone sul tema dei legami e delle rotture di cui parlano i suoi ultimi tre romanzi, per passare poi al lavoro delle segreterie locali con le serate organizzate in vista del Convegno SLP a Pisa (Paola Bolgiani, Giacomo Gherardini, Loredana Mancini, Veronica Rinaldo, Gaia Ragazzini, Annalisa Rotesi), a Rimini (Alejandro Reinoso, Umberto Cavalli, Paolo Rocco Cipriano), a Milano (Luca Curtoni ) e ad Ancona (Cristiana Santini), assieme ad alcuni testi delle Giornate di Padova sui legami (Maurizio Paciullo e Patrizio Peterlini).

Ci apriamo poi, con gli Echi dalla scuola Una, al recente convegno NLS su gli Amori dolorosi attraverso gli interessanti testi di François Ansermet e di Jérôme Lecaux.

Prosegue la nuova rubrica Ciò che fa serie con Fabio Consoli e Cínthia Demaria, per finire con la sezione sul Il lavoro in istituzione: clinica e politica con un testo di Simone Barbagallo.

 

Il volume è consultabile sul sito della SLP https://www.slp-cf.it/pubblicazioni/appunti/appunti-n-162-settembre-2025/oppure acquistabile presso l’editore https://www.nepedizioni.com/product-category/riviste/appunti/

 

Padova, 26 settembre 2

[1] W. H. Auden, La verità, vi prego sull’amore, Adelphi, Milano 1994.

[2] Cfr. J. Lacan, Le Séminaire. Livre XXIV. L’insu que sait de l’une bévue s’aile a mourre [1976-1977], inedito, lezione del 19 aprile 1977.

[3] S. Freud, Tre saggi sulla teoria sessuale [1905], in Opere, vol. 4, Boringhieri, Torino 1989, p. 492.

[4] J.-A. Miller, Divini dettagli [1989], Astrolabio, Roma 2021, p. 36.

[5] J. Lacan, Il Seminario. Libro I. Gli scritti tecnici di Freud [1953-1954], Einaudi, Torino 2014, p. 108.

[6] J. Lacan, Il Seminario. Libro XX. Ancora [1972-1973], Einaudi, Torino 2011, p. 71.

[7] J. Lacan, Il Seminario. Libro I. Gli scritti tecnici di Freud, cit., p. 134.

[8] J. Lacan, Il Seminario. Libro XX. Ancora, cit., p. 6.

[9] J. Lacan, Le Seminaire de Jacques Lacan, R.S.I. [1974-1975], in “Ornicar?”, II, 1975, p. 110 [T.d.A.].

[10] J. Lacan, Il Seminario. Libro XX. Ancora, cit., p. 138.

[11] Ivi, p. 139.

[12] Ivi, p. 68.

[13] J. Lacan, Il Seminario. Libro XIV. La logica del fantasma [1966-1967], Einaudi, Torino 2024, p. 17.

[14] J. Lacan, Le Séminaire. Livre XXI. Les non dupes errent [1973-1974], inedito, lezione del 9 aprile 1974 [T.d.A.].