Nicola Purgato Psicoanalista, Psicoterapeuta, Padova
Editoriale per la rivista Appunti n. 159
Dicembre 2024
Amore e odio, guerra e pace, Eros e Thanatos.
Sono questi gli assi tematici che si annodano nel nuovo numero di Appunti, che si sintonizza sulla prossima giornata clinica di Palermo, L’amore e l’odio, e sul Convegno di Rimini, Clinica delle rotture amorose. Sullo sfondo di tale ordito sta la drammatica attualità con cui continuiamo a fare i conti attraverso i media, ma anche ascoltando pazienti, sempre più preoccupati del destino del mondo, angosciati da quel senso di precarietà che mostra il lato oscuro e perturbante della vita: la guerra.
In Considerazioni attuali sulla guerra e la morte Freud aveva evocato il termine “delusione” per significare il crollo delle illusioni causato dallo scoppio della Prima guerra mondiale e la conseguente difficoltà – se non addirittura impossibilità – di credere ancora nell’ideale di un progresso pacifico e migliorativo per la civiltà e, più in generale, nelle relazioni tra gli uomini. Potremmo fare nostre le sue parole anche oggi, tanto suonano attuali e veritiere del sentire comune:
La guerra a cui non volevamo credere è scoppiata, e ci ha portato… la delusione. Non soltanto è più sanguinosa e rovinosa di ogni guerra del passato, e ciò a causa dei tremendi perfezionamenti portati alle armi di offesa e di difesa, ma è anche perlomeno tanto crudele, accanita e spietata quanto tutte le guerre che l’hanno preceduta. Essa infrange tutte le barriere riconosciute in tempo di pace e costituenti quello che è stato chiamato il diritto delle genti, disconosce le prerogative del ferito e del medico, non fa distinzione fra popolazione combattente e popolazione pacifica, viola il diritto di proprietà. Abbatte quanto trova sulla sua strada con una rabbia cieca, come se dopo di essa non dovesse più esservi avvenire e pace fra gli uomini. Spezza tutti i legami di solidarietà che possono ancora sussistere fra i popoli in lotta e minaccia di lasciar dietro di sé un rancore tale da rendere impossibile per molti anni una loro ricostituzione[1].
Molti intellettuali dell’epoca infatti – Freud compreso – speravano che la ragione con i suoi ideali illuminati, assoggettando dolcemente la vita pulsionale, potesse condurre a una relazione armoniosa tra gli uomini, situazione che però lui stesso giudica una “speranza utopistica”[2]. Lo stesso si dica nei confronti di un’ipotetica comunità che, rinunciando deliberatamente alla coercizione e alla repressione, estinguesse alla radice le fonti stesse dell’insoddisfazione e dei conflitti: “sarebbe l’età dell’oro, ma c’è da chiedersi se uno stato simile sia attuabile”[3]. Ma solo due anni dopo, riprendendo lo stesso tema, affermerà che “questo stato desiderabile di cose non esiste, né mai è esistito”[4]. Fine delle speranze di pace e di armonia, dunque? No.
Freud invita, invece, a “indugiare ancora un attimo sulla nostra pulsione distruttiva, meno nota di quanto richiederebbe la sua importanza”[5], perché la ritroviamo un po’ ovunque se sappiamo vederla. Dalla guerra in Ucraina al conflitto Israelo-palestinese, dove appare in tutta la sua crudeltà e ostinazione, fino alla quotidianità della vita di coppia o familiare ben rappresentata dal film La guerra dei Roses del 1989 o dalle più recenti serie televisive Succession (2018) o The Perfect Couple (2024). Non c’è pace in nessun luogo, perché il campo “della distruzione assoluta”[6] è quello più intimo dell’essere umano. Non si tratta di qualcosa che si insinua nell’essere umano dall’esterno come una tentazione, ma qualcosa che lo abita da sempre e in modo preponderante. È a partire da tale consapevolezza che ciascuno è chiamato ad annodare Eros e Thanatos in ogni campo dell’esistenza, tramite quello che Freud chiamava in maniera molto plastica e quotidiana impasto, perché “in ogni parte della sostanza vivente sarebbero attive entrambe le pulsioni, sia pure in un impasto di proporzioni disuguali”[7].
Esiste una psicoanalisi che possa dire ancora una parola sulla pace e sulla guerra, sull’amore e sull’odio, sulla possibilità di un incontro nell’impossibile complementarità e reciprocità tra i sessi? “La psicoanalisi è pacifista proprio perché riconosce questa pulsione alla base di ogni guerra. Perché il non voler sapere nulla di queste pulsioni non fa che esaltarle. Il rifiuto della guerra nel simbolico è correlato al suo ritorno nel reale”[8].
Questo numero di Appunti aiuta a riconoscerne le trame nella nostra esistenza e nelle vicende del mondo, perché solo così Eros e Thanatos, amore e odio, guerra e pace potranno tornare a dialogare e a permettere che la precarietà quotidiana dell’esistenza possa essere colorata da sfumature di colore e di vita.
Nella prima sezione, Amore, odio, rotture, Carla Antonucci, Raffaele Calabria e Chiara Cecchetti esplorano i labirinti di tali esperienze.
Nella seconda sezione, con il lavoro della segreteria di Padova svolto nel 2023, è approfondito il tema La psicoanalisi e la guerra. Scenari di ordinaria conflittualità grazie agli interventi di Paola Bolgiani, Nicola Purgato, Rosamaria Salvatore e Alberto Turolla. Sempre sulla guerra, in Echi dalla Scuola Una, Francesca Biagi e Joaquín Caretti aprono nuove prospettive su quanto stiamo vivendo, dopo il crollo dell’illusione che non avremmo mai più rivisto guerre, almeno nel nostro continente.
Nella rubrica Tre domande a… Anaëlle Lebovits-Quenehen si occupa dell’attualità dell’odio e delle sue vicissitudini, a partire dal suo libro di prossima pubblicazione in italiano.
Non può mancare la sezione su Il lavoro in istituzione, dove si combatte sempre a fianco di soggetti in difficoltà, il Collettivo Associazione Aletosfera e Umberto Cavalli ci guidano nelle strategie e nelle tattiche orientate dalla psicoanalisi.
Trovano poi posto i testi di presentazione del volume La nascita del Campo Freudiano avvenuta al Convegno di Milano il 25-26 maggio, con le testimonianze di coloro che hanno contribuito alla traduzione del testo: Florencia Medici, Mary Nicotra, Laura Pacati, Adele Succetti, Maria Laura Tkach.
Infine, nella sezione Il Cartello al lavoro Omar Battisti e Laura Ceccherelli tornano sul tema iniziale di questo numero.
Il testo è consultabile e/o acquistabile su
https://www.slp-cf.it/pubblicazioni/appunti/appunti-n-159-dicembre-2024/
Buona lettura!
[1] S. Freud, Considerazioni attuali sulla guerra e la morte [1915], in Opere, vol. 8, Boringhieri, Torino 1976, p. 126.
[2] S. Freud, Perché la guerra? (Carteggio con Einstein) [1932], in Opere, vol. 11, Boringhieri, Torino 1979, pp. 300-301.
[3] S. Freud, L’avvenire di un’illusione [1927], in Opere, vol. 10, Boringhieri, Torino 1978, p. 437.
[4] S. Freud, Il disagio della civiltà [1929], in Ivi, pp. 596-597.
[5] S. Freud, Perché la guerra?, cit., pp. 298-299.
[6] J. Lacan, Il Seminario. Libro VII. L’etica della psicoanalisi [1959-1960], Einaudi, Torino 1994, p. 275.
[7] S. Freud, L’Io e l’Es [1923], in Opere, vol. 9, Boringhieri, Torino 1989, pp. 502-503.
[8] G. Caroz, Le retour de la guerre dans le réel, in L’Hebdo-Blog, 11 aprile 2022, consultabile al seguente indirizzo: https://www.hebdo-blog.fr/le-retour-de-la-guerre-dans-le-reel/ [T.d.A.].