Nicola Purgato Psicoanalista, Psicoterapeuta, Padova
Freud in Al di là del principio di piacere (1920) aveva evidenziato che in ciascuno di noi esistono due forze: Thanatos ed Eros. Egli afferma a più riprese che “pulsione di morte” e “pulsione di vita” si impastano e si disimpastano tra di loro nelle mutevoli circostanze della vita, dando prova di estrema plasticità e duttilità dinamica. Ma se per Eros le cose sembrano andare quasi da sé, tanto la sua presenza è testimoniata nell’arte e nella letteratura e con evidenza nella vita di ciascuno, è invece la presenza di Thanatos a destare sorpresa.
Freud, infatti, aveva constatato che la parola, considerata lo strumento per definizione della psicoanalisi (talking cure) per allentare la sofferenza dei sintomi, si infrangeva contro una roccia che resisteva alla parola stessa. Si trattava di un ostacolo che rimaneva fuori dal campo del linguaggio e non era da esso toccato. Freud lo chiamò “pulsione di morte” e ne fece esperienza attraverso i pazienti che, pur dichiarando il contrario, non volevano guarire. Fu una scoperta straordinaria che stravolse il principio eudemonistico che fa della felicità il bene assoluto e il fine naturale della vita umana.
Oggi i progressi e le conquiste della tecnica e della scienza rendono a tutti apparentemente ancora più facile l’inseguimento e il raggiungimento della felicità. Ma Thanatos è sparito definitivamente ed è stato sconfitto nel suo potere distruttivo? Secondo Byung-Chul Han, La società della stanchezza, il mito di Prometeo si presta bene a rappresentare l’apparato psichico del soggetto moderno, che non cerca affatto il proprio bene e rivolge la pulsione di morte più viva che mai verso se stesso. Infatti, le malattie tipiche del soggetto contemporaneo sembrerebbero determinate da un “infiammarsi dell’io per surriscaldamento”, dove l’eccesso appare sempre meno dionisiaco e più mortifero.
Se Freud pensava che le pulsioni di morte fossero essenzialmente mute e silenziose e che il frastuono della vita provenisse da Eros, oggi tutto ciò che appare animato da vitalità e dinamicità – dall’iperattività all’accumulo di oggetti, alla saturazione di ogni spazio libero con lo sport – è determinato dall’introiezione degli impulsi distruttivi tipici della pulsione di morte, destinati a provocare il collasso dell’intero sistema psichico fino alla depressione o al bournout. Si tratta, ancora una volta, di un rovesciamento della prospettiva che vorrebbe l’uomo alla ricerca della propria felicità. “Dove si soffre è dove si gode di più”, ricorda Lacan nell’Etica della psicoanalisi introducendo il termine di godimento quale punto di non contraddizione tra soddisfazione e sofferenza. Un punto delicatissimo dove Eros e Thanatos si incontrano mescolandosi e snaturando la presunta ricerca della felicità, in quanto obiettivo del singolo e della società contemporanea. Ancora una volta Thanatos vince senza che ce noi ne accorgiamo, se non troppo tardi.