Nicola Purgato Psicoanalista, Psicoterapeuta, Padova

Grammatica poetica delle relazioni amorose

Grammatica poetica delle relazioni amorose

 

“L’unico vantaggio che uno psicoanalista ha il diritto di trarre dalla propria posizione, sempre che gli venga riconosciuta come tale, è quello di ricordarsi con Freud che l’artista, nella sua materia, lo precede sempre, e che pertanto non deve fare lo psicologo laddove l’artista gli apre la strada”.[1]

 

Alla luce di questa lente offertaci da Lacan cercheremo di leggere assieme all’autrice Maria Grazia Calandrone il suo ultimo romanzo Magnifico e tremendo stava l’amore (Einaudi 2024) che rielabora un caso di cronaca nera. Ma ancora prima di essere un caso giudiziario, è una storia di amore come tante, vissuta a lungo, dove la speranza, la sopportazione, il sacrificio, i figli… sembrano sempre avere la meglio sulla violenza, qualunque sia la forma con cui si manifesta. Dopo circa vent’anni di violenze subite, molte delle quali in presenza dei figli, Luciana uccide con dodici coltellate l’ex marito Domenico e, insieme al nuovo compagno, ne getta il corpo nel fiume Tevere, senza però liberarsi del tutto dal suo fantasma, dal suo amore, dalla sua presenza.

Prenderemo come paradigma questa storia letteraria scritta e narrata con poetica delicatezza, per interrogarci sulle relazioni amorose, la loro evoluzione, i malintesi, le crisi, i fantasmi che le nutrono e le rendono speciali, non senza dimenticare che ciascuno di noi è abitato da un luogo oscuro… che rende l’’innamoramento, e poi anche l’amore, un po’ cieco e una passione a volte folle.

 

“Oppure, non sappiamo niente, siamo incapaci di intuire la trasparenza (presunta) dell’anima attraverso l’opacità del corpo, ci gettiamo fra le braccia del nostro assassino senza averne il sospetto benché minimo? Perché Luciana, questa bella ragazza di così detta buona famiglia, sceglie liberamente – anzi, ostinatamente –un ragazzo che le rovinerà Ia vita? Perché è inesperta, perché vive nel mito dell’amore, perché lui pare così, magniloquente e fecondo, facondo e mortale? O, inconsapevolmente, sceglie un carnefice? Questa storia ci interrogherà ripetutamente. La prima domanda che pone è quanto quei due ragazzi, innamorati e belli, nel momento in cui si scelgono, siano già consci del futuro che li avvinghia dal basso come un’alga letale. Se, anzi, si chiedano l’un l’altra proprio di spingere l’amore alle soglie della morte. Oppure no. (…) Si rimane anche solo per pigrizia, per non dover smontare l’intero costrutto. Le conseguenze reali dell’amore sono complessi edifici plurifamiliari, monumenti tentacolari, che diramano in piccole cellule e poi si espandono per gemmazione. (…) Ogni gruppo familiare è una variopinta installazione. Ma la nostra volontà di non vedere è sempre complice del brutto finale. Anche quando ci autoconvinciamo che il male tornerà a trasformarsi in dolcezza. O, più semplicemente, siamo resi completamente imbecilli dalle scie chimiche rilasciate dai corpi in amore.”[2]

 

 

Padova, giugno 2025

 

[1] J. Lacan, Omaggio a Marguerite Duras, in Altri Scritti, Einaudi, Torino 2013, p. 193.

[2] M. G. Calandrone, Magnifico e tremendo stava l’amore, Einaudi, Torino 2024, pp. 30-31